﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Storie di moda</title>
	<atom:link href="http://storiedimoda.style.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://storiedimoda.style.it</link>
	<description>Solo un altro sito  Style blogs Sites</description>
	<lastBuildDate>Fri, 16 Mar 2012 10:24:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1</generator>
		<item>
		<title>Antonio Ciaramella. La ricerca come espressione del bello</title>
		<link>http://storiedimoda.style.it/2012/03/15/antonio-ciaramella-la-ricerca-come-espressione-del-bello/</link>
		<comments>http://storiedimoda.style.it/2012/03/15/antonio-ciaramella-la-ricerca-come-espressione-del-bello/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 17:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romina Toscano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di moda]]></category>
		<category><![CDATA[ANTONIO CIARAMELLA]]></category>
		<category><![CDATA[luigi borbone]]></category>
		<category><![CDATA[makeup]]></category>
		<category><![CDATA[storie di moda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://storiedimoda.style.it/?p=94</guid>
		<description><![CDATA[Conosco Antonio da qualche tempo. Con lui abbiamo realizzato alcuni dei lavori che mi hanno più soddisfatto esteticamente e artisticamente. Antonio Ciaramella ha una personalità carica di sfumature, mai tediosa. Il suo estro artistico si consolida in makeup ispirati e &#8230; <a href="http://storiedimoda.style.it/2012/03/15/antonio-ciaramella-la-ricerca-come-espressione-del-bello/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Conosco Antonio da qualche tempo. Con lui abbiamo realizzato alcuni dei lavori che mi hanno più soddisfatto esteticamente e artisticamente. <strong>Antonio Ciaramella</strong> ha una personalità carica di sfumature, mai tediosa. Il suo estro artistico si consolida in makeup ispirati e mai banali. Le sue creazioni risentono di un substrato culturale solido, che si esprime nella ricerca del bello oltre la mera espressione stilistica. Il suo passato e le sue esperienze sono state per me lo strumento per scoprire tracce nuove di  una splendida individualità.</p>
<p style="text-align: justify">Cominciamo questa nostra chiacchierata, infatti, con una foto che appartiene all’infanzia di Antonio, un carnevale, due bambini in un balcone, una dama pierrot con a fianco un singolare pirata.<span id="more-94"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2995.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-95" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2995.jpg" alt="" width="500" height="446" /></a></p>
<p style="text-align: justify">“E’ una foto particolare, che mi rappresenta particolarmente. Un carnevale di tanti anni fa. Io non mi volevo vestire come tutti gli altri bambini. A quell’epoca le maschere più in voga erano zorro o robin Hood…ma io volevo fare il pirata. Mia madre non riusciva a trovare un vestito da pirata. E io le dissi «Mamma, non ti preoccupare. Ci penso io». Andai nella mia cameretta; presi un completo nero, degli stivali che utilizzavo per andare sulla neve, una sciarpa rossa tartan; misi in testa una bandana nera e mi disegnai dei baffi e il pizzetto sul mento. Ecco ero un pirata. Avevo otto anni!</p>
<p style="text-align: justify">Già da piccolo quindi la voglia di non essere uguale agli altri, di non assomigliare alle immagini stereotipate, ma di realizzare su me stesso l’idea che io mi ero fatto di un personaggio”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. A chi ti eri ispirato?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Ma, sai … in quel periodo in tv potevi vedere Sandokan o il Corsaro Nero, poi i racconti di Salgari. Anche giocando, mi piaceva riprendere questi ruoli, anche se preferivo di più la parte del cattivo, questo tipo di ruoli mi ha sempre affascinato, forse anche di più degli eroi buoni. Nel cattivo vedevo di più la costruzione del personaggio, sviluppava di più la mia fantasia. Quella che poi mi sono portato nella mia adolescenza”.</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. La seconda foto lo ritrae con un chiodo nero, capelli ricci al gel, in studio, uno scatto in bianco e nero. Una posa da modello?</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2986.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-96" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2986.jpg" alt="" width="429" height="600" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">“Esatto. Avevo 16 anni. Ero alla scuola per la cinematografia e la televisione, è stata fatta nella sala di ripresa, dalla mia compagna di banco. Come sai io vengo dallo studio della fotografia. E’ uno studio sul ritratto in interni in bianco e nero. Il look lo abbiamo deciso sul momento. Ho tolto la maglia lasciando solo il chiodo indosso. Ho risistemato i capelli dandogli un tocco più aggressivo e mi sono messo in posa, anche qui il mio ritratto lascia quel retrogusto non propriamente da bravo ragazzo. Questa è stata la mia prima esperienza da “modello” anche se poi, nel corso della mia vita ho avuto diverse esperienze sia come modello che in televisione. Il mondo dello showbiz mi ha sempre affascinato, non solo stare davanti la macchina da presa ovvio. Mi affascinano le dinamiche della preparazione, della tecnica, dall’altro sono affascinato dall’esibizione, dall’immagine della rappresentazione. Una dualità della scena che  mi ammalia”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Come mai hai scelto di frequentare l’istituto per la cinematografia e la televisione?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Da quando ero bambino sono sempre stato affascinato dall’arte, il primo mestiere che avrei voluto fare era lo stilista, ma avevo un grosso handicap…non sapevo tenere una matita in mano (…ridiamo…N.d.R). Davvero, disegnavo in un modo vergognoso, le mie sagome erano dei tondi per la testa e le classiche astine per busto e arti. La fotografia è stata un’evoluzione, un bisogno espressivo per colmare ciò che non riuscivo a fare con i pennelli e le matite (anche se adesso matite e pennelli – da trucco &#8211; sono il mio pane quotidiano). Era la fine degli anni 80, inizi novanta, e ricordo che andavo a scuola con Vogue Italia sotto braccio. Era il periodo dei grandi maestri fotografi della moda, Avedon tra tutti; ricordo con meraviglia la sua collaborazione con Gianni Versace. In quegli anni poi la moda italiana aveva avuto un boom incredibile, sembrava tutto possibile. Così pensai: se non posso fare lo stilista, allora voglio cogliere la moda attraverso lo scatto fotografico”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Qual è stata la prima foto che hai fatto come fotografo?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Un ritratto alla figlia di un’amica, fatta per uno studio alle superiori. Aveva un viso espressivo, misi in piedi un piccolo set con una carta da parati damascata crema e la luce soffusa proveniente dalla finestra, ammorbidita da una tenda. Fu estremamente naturale. Senza trucco, con una treccia.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2993.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-97" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2993.jpg" alt="" width="600" height="429" /></a><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2989.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-98" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2989.jpg" alt="" width="600" height="429" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Dopo le superiori partii per il militare. Un primo periodo a Taranto, poi salpai, ero militare di carriera sulle navi da guerra. Avevo venti anni e andavo per quattro mesi in Africa, la mia prima campagna militare. Mio padre era un militare, il mondo della marina non era nulla di nuovo per me, mi sentivo come a casa, in un certo senso. Sono stato sempre abituato ad essere organizzato, preciso, ad eseguire dei compiti. Ma per me la carriera in marina era un’occasione perché avrei potuto, dopo un certo periodo, entrare a far parte della sezione fotografi della marina”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Qual è il ricordo più bello di questa esperienza?</em></p>
<p style="text-align: justify">“I viaggi che ho fatto. Sai trovarsi a vent’anni in giro per il mondo su una nave. Toccare le coste di paesi sconosciuti, vedere i panorami di paesi ricchi e paesi poveri. Esperienze vicino al mistico, la luce dei colori, l’impatto con i costumi delle tribù africane, gli spettacoli naturali dei branchi di delfini nell’oceano indiano che seguono la nave. Una cosa che mi impressionò moltissimo furono i silenzi dell’oceano. Mi ricordo che, quando non eravamo di turno, uscivamo sul ponte di coperta per rilassarci, e ricordo esattamente la sensazione di immensità del mare, di sconfinatezza del cielo, dell’aria sulla pelle e del cambiamento del cielo sopra la mia testa…quando non vedi più l’orsa maggiore ma la croce del sud. Tutta una serie di cose che si sanno, ma  che, quando si hanno di fronte, quando si fa esperienza diretta hanno un impatto diretto che intimorisce anche”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Che stile avevi in quegli anni?</em></p>
<p style="text-align: justify">“In quegli anni fortunatamente avevo i primi stipendi a disposizione. Ricordo che i primi stipendi li spesi in costumi di Armani, jeans di Versace, tutti quei brand, sebbene in una versione basic, dato che non amavo osteggiare la <em>griff a vista</em>, che mi facevano sentire più fico. Considera poi che uscivo sempre da una nave da guerra, con altri militari in licenza, quindi i colori non erano, comunque, visti con simpatia. Bisognava in ogni caso avere un look sobrio. Adoravo in particolare Emporio Armani, perché estremamente sofisticato e semplice. Ma il primo capo che comprai, per il quale spesi davvero del denaro (nel ’91 spesi 800 mila lire), fu un cappotto su misura in lana cachemire grigio, a ruota sotto, con la martingala dietro e il collo in astrakan: un Ussaro (ride, N.d.R). Poi un pantalone di micro pied-di-pul e una cintura in maglia metallica, poi delle scarpe bianche con la punta quadrata. Mi sentivo molto upper-class insomma, un po’ come le mie icone di stile”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Sono curiosa, dopo questo preambolo, di ascoltare quali sono le tue icone…</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/db_27-marlene-dietrich11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-99" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/db_27-marlene-dietrich11.jpg" alt="" width="340" height="400" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">“Sicuramente la prima è <strong>Marlene Dietrich</strong>. Indiscussa. Lei ha realmente inventato Lo Stile. Lei ha giocato con la sua immagine. Androgina ma femminile, trasgressiva e fiera, a differenza di Greta Garbo, il cui fascino era legato ad un concetto di sensualità più graffiante, meno forte. La classe e la femminilità di Marlene era ed è indiscussa. Lo stile inimitabile, pensa che ha modificato svariate volte la forma delle sue sopraciglia, tondeggianti, alte, dritte… i capelli a volte raccolti, altre a treccia, assecondando ciò che indossava, dai costumi maschili fino al trionfo della femminilità, lei era divina, lei ti fa capire cosa è davvero la seduzione, la capacità letteralmente di <em>condurti a sé</em>, di attrarre l’attenzione su di lei.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/helena-bonham-carter.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-100" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/helena-bonham-carter-805x1024.jpg" alt="" width="630" height="801" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una altra immagine femminile che adoro, lontana dall’icona Dietrich è <strong>Helena Bonham Carter</strong>, la cui immagine gotica è estremamente legata al marito regista, ma la cui aura è davvero sofisticata. La ricordo nei film di James Ivory del 1985 “Camera con vista”, una bellezza così moderna, per caratteristiche fisiognomiche del tutto nuove, che mi ha letteralmente abbattuto. La sua bellezza è imparagonabile con nessun altro. Ha una grande personalità, quella personalità così magnetica che senza trucco risulta comunque eterea. Quello che mi piace a livello estetico è questa commistione di tratti. Sebbene abbia una predominanza di tratti spigolosi, conserva alcuni elementi tondeggianti del viso. Occhi grandi e tondi che dovrebbero sembrare spauriti e sorpresi, invece di perforano, ti aggrediscono. Sebbene abbia ad un primo impatto un’aria da bambina, con questi ricci, questi boccoli che le ricadono in viso, mantiene delle caratteristiche che atterriscono, mi disorienta. E questo mi esalta.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/cary-grant.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-101" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/cary-grant.jpg" alt="" width="538" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Sul lato maschile <strong>Cary Grant</strong>, invece, è il mio emblema di eleganza. Lui è la classe fatta persona. Sorridente, serio, quadrato, preciso. L’ho amato in <em>Notorius</em> di Alfred Hitchcock nel ‘46. Pensa che Hitchcock di Cary Grant diceva che fosse “l’unico attore che non doveva dirigere”. Quindi la sua intuitività, anche nei ruoli drammatici, o la sua grande espressività nelle commedie, come <em>Operazione sottoveste</em> di Blake Edwards nel ’59. Di lui mi affascinano l’eleganza in tutte le situazioni e la sua poliedricità. Ecco, l’uomo deve essere così, l’eleganza ideale che risiede nell’atteggiamento, in un sorriso coinvolgente e caldo. Quello che oggi George Clooney cerca di ricreare”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Ti senti un po’ Cary Grant?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Si, assolutamente si”.</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Quando?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Quando indosso il mio capo preferito, Il cappello, meglio il <strong>borsalino</strong>. Ne ho una decina di modelli, ma uno lo indosso quasi sempre, il mio preferito tra la minicollezione che posseggo, perchè impermeabile, indistruttibile, a micro scacchi tra il verde e il bordeaux. Mi piace molto. Sai l’uomo non ha molte risorse per personalizzare il proprio look. Puoi giocare con una scarpa, con una cinta o un occhiale, ma il cappello ti dà un tocco in più. Elegante, sportivo, cambia proprio il look.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Tra le tue preferenze di moda, oltre al cappello?</em></p>
<p style="text-align: justify">Beh, una delle cose che ho sempre ammirato, e che conservo come riferimento nell’immaginario della moda sono le campagne fotografiche di <strong>Richard Avedon</strong> per <strong>Versace</strong>. Il bianco e nero e dopo di esso. Un punto fondamentale della storia della Moda. Lì è racchiuso tutto, lì vedi la sperimentazione e percepisci la fotografia come esaltazione e creazione dell’immagine di moda.</p>
<p style="text-align: justify">Avedon ha introdotto un nuovo linguaggio nella moda.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Una cosa che invece non sopporti?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Non sopporto assolutamente i film italiani anni ’80. i B movie erotici. Non mi fanno ridere, non ci vedo nulla di erotico, non li capisco. E poi non sopporto i viaggi tipo a Cuba,  o in Giamaica. Della serie partiamo con cappello di paglia, pareo a tutto mare. No, non li sopporto, non li ho mai sopportati fin da piccolo”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Se guardi al tuo passato e fai una carrellata fino ad oggi, al presente, se dovessi descriverlo con una parola, come lo definiresti?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Pieno. Perché ho sempre fatto tanto. Sono un curioso di natura, devo scoprire, devo ricercare, devo guardare, non riesco a stare senza far nulla. Ma non perché io sia uno psicotico (ride e rido anch’io, N.d.R.), ma perché sono così tante le cose che vorrei conoscere, che vorrei sapere, sperimentare che sono e sono sempre stato impegnato”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Come sei arrivato al Make up?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Attraverso la fotografia. Nel senso che ho scoperto che i personaggi che scattavo li volevo sempre “trasformati”, perché mi divertiva a travestire le persone da altri personaggi. Così iniziai le mie sperimentazioni. Mi ricordo all’inizio quando utilizzavo gli “inventa ricci”, per fare pratica ci fu un periodo che mettevo in testa questi inventa ricci sui capelli di tutte le mie amiche (ride, N.d.R). Avevo l’ossessione dello studio. Studiavo le fotografie dei redazionali nei dettagli. Mi appuntavo i colori utilizzati e le sfumature. Sperimentavo di tutto, le mie amiche sono diventate le mie cavie…in realtà spesso lo sono ancora oggi. Da lì ho capito che il make up era la mia professione”.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/417287_281482865247631_141253645937221_774343_953305099_n.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-103" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/417287_281482865247631_141253645937221_774343_953305099_n.jpg" alt="" width="636" height="960" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Qual è il make up che ti ha soddisfatto di più?</em></p>
<p style="text-align: justify">“L’ultimo lavoro per <strong>Luigi Borbone</strong>. Come sai il lavoro parte dal mood della collezione. Quello di luigi era tutto leagto ad <strong>Odd Nerdrum</strong> e al suo concetto intimistico di personalità che luigi ha poi declinato nella palette di bianchi utilizzati nelle varie declinazioni di tessuti. Questo link tematico mi ha ispirato alcune immagini che avevo nel mio bagaglio culturale. Mi sono ispirato alle madonne di Leonardo Da Vinci, e alle sue donne così estetizzanti. Leonardo con la sua tecnica dei chiaroscuri delineava le sue “modelle” che, per quanto distanti di centinaia di anni, sposavano perfettamente l’immagine che io volevo associare alle figure di Borbone. Le prime prove mi misero ansia: non ero assolutamente soddisfatto del risultato su viso, era lontano da ciò che avevo in mente. Poi, lavorandoci, sono riuscito a trovare l’immagine che cercavo”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Se non avessi fatto il makeup artist che mestiere avresti fatto?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Lo stilista. Era il mio sogno. Lo stilista per uomo. Anzi da bambino ero affascinato dalle stoffe, volevo fare il tappezziere, perché passavo con l’autobus sempre di fronte ad una tappezzeria e vedevo questo tripudio di colore, di stoffe una sull’altra e ne rimanevo incantato. Vedi anche qui torna sempre il concetto di ricerca, di trasformazione che ha caratterizzato la mia vita. Il modo in cui un oggetto si trasforma o viene trasformato, o il modo di vedere un oggetto da altre angolazioni che altri semplicemente non percepiscono. Mi piace il processo e non il risultato. Quando finisco di truccare, ad esempio, io mi annoio: smonterei il trucco della modella e ricomincerei da capo”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Qual è l’elemento che caratterizza il tuo lavoro?</em></p>
<p style="text-align: justify">“La Ricerca, sia di immagini che di materiali. Quando scegli un’immagine di ispirazione devi poi effettuare una serie di ricerche materiche e di prodotti che ti consentano di ricreare l’immagine che avevi scelto. Devi, ad esempio, trovare dei crespi per volumizzare i capelli, o un tipo di lacca per avere un capello lucido o opaco. O la ricerca del colore adatto alla sfumatura desiderata. Adesso mi sto spingendo anche nella sperimentazione sugli effetti speciali, sempre nell’ottica della ricerca, delle intuizioni. Questo studio sugli effetti speciali mi serve per ricreare quelle immagini sperimentali di donna e di moda che vedo nel prossimo futuro. Per questo mi sono avvicinato allo studio degli effetti speciali cinematografici, per riportare, poi, queste conoscenze nel mio campo principale, la moda, secondo un approccio anticonvenzionale”.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline"> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline"> </span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="text-decoration: underline"> </span></p>
<p style="text-align: justify"><em>D. Quali brand hanno accesso al tuo armadio? Quali sono i capi tipici del tuo look?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Nel mio armadio ci sono dei compromessi. Nel senso che devo adattarmi alla vita che faccio. Sto tutto il giorno fuori di casa. Quindi preferisco abbigliamento comodo che va bene dalla mattina alla sera. Mi piacciono i Jeans o pantaloni con elementi decorativi sempre molto sobri, che sono solito abbinare con le snikers. Completano il mio look, d’inverno, i maglioncini di lana col collo a V. Poi adoro giocare con gli accessori, con le scarpe, col cappello – come dicevo prima – e col capospalla”.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. E quello che proprio non potresti indossare?</em></p>
<p style="text-align: justify">“Sai la moda è un gioco. Ci sono delle cose che non potrei mai indossare sono i <em>camperos</em>, perché sarei ridicolo con i camperos, farei subito Lorenzo Lamas. Prima dei camperos, le <em>fibbie genere da texano</em>, con le pistole, con i teschi. Tutto ciò che riporta alla memoria il Western, il gilet con le frange di camoscio, il cappello da cow-boy.</p>
<p style="text-align: justify"><em> D. Cosa hai portato per me? Per storie di Moda? Qual è la tua creazione?</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2987.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-102" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/03/IMG_2987.jpg" alt="" width="428" height="600" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">È una face-chart, foto che generalmente rappresenta un viso stilizzato di donna, che noi truccatori utilizziamo per creare il makeup. Una sorta di cartella trucco. In questo caso per te ho creato una face-chart su una madonna di <strong>Leonardo Da Vinci </strong>(dettaglio della Vergine delle Rocce, N.d.R). In questo caso ho enfatizzato le ombreggiature già presenti nell’opera di Leonardo, un punto intensità verso l’esterno sull’occhio. Tre righe di eye-liner che puntano ad intensificare lo spazio tra la palpebra mobile e fissa.</p>
<p style="text-align: justify">Note: Dopo la Chiacchierata ci siamo diretti al nostro ristorante preferito, dove abbiamo gustato (come sempre) un piatto di bucatini all&#8217;amatriciana io e il suo solito spaghetto cacio e pepe lui. Poi un ottimo cestino di crema, fragole e cioccolata fondente sopra.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stile di Antonio</strong>:<em> Jeans, maglioncino scuro collo a V, scarpe da ginnastica ai piedi.  Come dire non ci ha mentito durante la chiacchierata. E&#8217; proprio questo il suo look.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Romina Toscano</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://storiedimoda.style.it/2012/03/15/antonio-ciaramella-la-ricerca-come-espressione-del-bello/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	        <image>http://storiedimoda.style.it/wp-content/authors/</image>
    	</item>
		<item>
		<title>Zelda Kaplan. Una matriarca del fashion system</title>
		<link>http://storiedimoda.style.it/2012/02/21/zelda-kaplan-una-matriarca-del-fashion-system/</link>
		<comments>http://storiedimoda.style.it/2012/02/21/zelda-kaplan-una-matriarca-del-fashion-system/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 14:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romina Toscano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Style icon]]></category>
		<category><![CDATA[style icon]]></category>
		<category><![CDATA[zelda kaplan]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://storiedimoda.style.it/?p=85</guid>
		<description><![CDATA[Inauguro, con Zelda Kaplan, una nuova sezione di storie di moda, quella dedicata alle icone di stile, alla loro autorità e singolarità, al modo in cui con la loro espressività estetica hanno saputo influenzare la moda e lo stile degli &#8230; <a href="http://storiedimoda.style.it/2012/02/21/zelda-kaplan-una-matriarca-del-fashion-system/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/02/zelda-kaplan-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-86" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/02/zelda-kaplan-1.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a>Inauguro, con <strong>Zelda Kaplan</strong>, una nuova sezione di storie di moda, quella dedicata alle <strong>icone di stile</strong>, alla loro autorità e singolarità, al modo in cui con la loro espressività estetica hanno saputo  influenzare la moda e lo stile degli altri.  <span id="more-85"></span></p>
<div id="attachment_87" class="wp-caption aligncenter" style="width: 689px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/02/zelda-kaplan.jpg"><img class="size-full wp-image-87" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/02/zelda-kaplan.jpg" alt="Zelda Kaplan illustrated by Johanna Walderdorff" width="679" height="960" /></a><p class="wp-caption-text">Zelda Kaplan illustrated by Johanna Walderdorff</p></div>
<p style="text-align: justify">La gran viveur Zelda Kaplan, nata il 20 giugno 1916 in Trenton, New Jersey, è stata una delle maggiori protagoniste del panorama artistico e della vita notturna di New York. Abituata fino agli ultimi giorni della sua vita a correre da un evento all’altro &#8211; facendo lo slalom tra le discoteche più <em>in </em>della Grande Mela &#8211; Zelda era una icona di stile ben riconoscibile.</p>
<p style="text-align: justify">La sua immagine  e il suo senso della moda era ispirato al Continente nero, amava indossare abiti dalle tinte di grande personalità, spesso con stampe africane, portava grandi occhiali tondi e dei cappelli singolari, spesso cilindrici, che si sviluppavano verso l’alto. Lo stile sicuro e la grande personalità hanno fatto di lei l’esempio paradigmatico della socialite, ben oltre il concetto di fashion victim e di smodatezza legata alla sua abituale vita notturna. La sua era una espressione stilistica che andava anche nell’ottica di una modernizzazione del concetto di donna e indipendenza.</p>
<p style="text-align: justify">Le attività filantropiche che l’hanno vista protagonista fino a poco prima della sua scomparsa riguardavano il diritto delle donne, la lotta contro le mutilazione genitali femminili, la possibilità di accedere alle eredità, la lotta contro il controllo delle nascite e la libertà dei costumi sessuali.</p>
<p style="text-align: justify">Vi segnalo <strong>Her Name Is Zelda</strong>, documentario su Zelda Kaplan, diretto da Nicole Sampogna e Mona Eldaief, segue la trasformazione della fashion icon, dalla casalinga convenzionale a quella liberata fino al suo attuale ruolo di musa ispiratrice di un artista (Ms. Kaplan, ha posato per il fotografo Andres Serrano). Di sè stessa diceva &#8221; Sono una persona curiosa. Voglio continuare a imparare finché non è finita. E quando è finita, è finita”.</p>
<p style="text-align: justify">L’ultimo momento della sua vita è l’emblema di ciò che era, una regina della passerella. Si spegne il 15 febbraio 2012 durante la New York fashion Week, nel corso della sfilata di Joanna Mastroianni al Lincoln Center di Manhattan.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://storiedimoda.style.it/2012/02/21/zelda-kaplan-una-matriarca-del-fashion-system/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	        <image>http://storiedimoda.style.it/wp-content/authors/</image>
    	</item>
		<item>
		<title>Lincoln&#8217;s New York. L&#8217;Artigianalità e la forza del pezzo unico</title>
		<link>http://storiedimoda.style.it/2012/01/21/lincolns-new-york-lartigianalita-e-la-forza-del-pezzo-unico/</link>
		<comments>http://storiedimoda.style.it/2012/01/21/lincolns-new-york-lartigianalita-e-la-forza-del-pezzo-unico/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 20:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romina Toscano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di moda]]></category>
		<category><![CDATA[artisanal]]></category>
		<category><![CDATA[Lincoln's New York]]></category>
		<category><![CDATA[shoes designer]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://storiedimoda.style.it/?p=62</guid>
		<description><![CDATA[Le storie di cui mi piace scrivere sono quelle che a fine racconto ti si attaccano quasi fossero una seconda pelle, quelle che non dimenticherai facilmente e che conservano quel fascino legato alla radice, a ciò che siamo e ciò &#8230; <a href="http://storiedimoda.style.it/2012/01/21/lincolns-new-york-lartigianalita-e-la-forza-del-pezzo-unico/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Le storie di cui mi piace scrivere sono quelle che a fine racconto ti si attaccano quasi fossero una seconda pelle, quelle che non dimenticherai facilmente e che conservano quel fascino legato alla radice, a ciò che siamo e ciò che diventeremo. Ho conosciuto tempo fa questo straordinario designer, un uomo la cui storia è in parte rappresentata nelle sue brillanti creazioni, nelle sue scelte di vita, di stile e moda. La moda serve a raccontare tradizioni e cultura, così è nel caso di <strong>Lincoln Brown</strong> e del suo marchio <a href="http://www.lincolnsny.com"><strong>Lincoln&#8217;s New York</strong>.</a><span id="more-62"></span></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_66" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/405265_2734797982428_1631690719_2422906_2129215523_n.jpg"><img class="size-full wp-image-66 " src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/405265_2734797982428_1631690719_2422906_2129215523_n.jpg" alt="" width="576" height="527" /></a><p class="wp-caption-text">At WHITE salon in Milano 2006</p></div>
<p style="text-align: justify">La mia storia in Italia parte dalla prima esposizione al pubblico della mia collezione, <strong>WHITE salon a Milano</strong> del 2006. Non ricordo quante collezioni ci sono state prima di questa, ma già i miei prodotti erano diffusi su alcuni negozi sia a Roma che a New York. Ma questa immagine mi ricorda il mio vero e proprio debutto mediatico. Quando ho fatto il White, quindi, sebbene già il mio nome fosse diffuso tra la mia clientela, ero pressoché sconosciuto alla stampa di moda. Io stesso non ho mai seguito i tempi della moda vera e propria, essendo le mie creazioni non proprio commerciali. Così arrivato al White Salon di Milano il primo impatto con i buyers è stato <em>unconventional </em>nel senso che la gente che passava a vedere le mie scarpe non riusciva a credere fossero fatte a mano, da un african-american, per giunta così giovane come ero io quando ho esposto al White (D. Lincoln quanti anni hai? L. Non lo so, non ricordo…insomma non lo saprai mai; ride…ndr);  così il passaparola ha interessato la gente…e ho concluso l’esposizione con degli ordini che non mi aspettavo.</p>
<p style="text-align: justify"><em>D. La stessa reazione l’hai ottenuta a NY? Come sono state accolte le tue creazioni lì?</em></p>
<p style="text-align: justify">No a Ny la reazione è stata molto differente, molti dei clienti o dei giornalisti che hanno visto le collezioni in parte li conoscevo, avevo studiato con loro, le persone che fanno  moda a NY, benché sia una grande città, si conoscono un po’ tutti, quindi conoscevano anche me. Poi a NY non è una rarità trovare dei progetti creativi forti, è quasi unanormalità.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_67" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/399644_2734797502416_1631690719_2422905_1844545668_n.jpg"><img class="size-full wp-image-67" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/399644_2734797502416_1631690719_2422905_1844545668_n.jpg" alt="In the country July 2011 - This tree limb became the heels and platforms for the shoes in my Summer 2012 collectio" width="640" height="474" /></a><p class="wp-caption-text">In the country July 2011 -   This tree limb became the heels and platforms for the shoes in my  Summer 2012 collectio</p></div>
<p>D. E, invece, questa secondo foto di un tronco?</p>
<p style="text-align: justify">Beh, io ho una casa in montagna, (le case nella natura sono piene di insetti strani, tipo le mantidi religiose, a me piacciono proprio perché qui in città non c’è proprio questa dimensione così selvaggia della natura) questa è la foto di un ramo di un ciliegio che avevamo potato qualche tempo fa. Una volta mentre stavamo fuori in giardino, guardavo questo tronco e mi è venuto in mente che sarebbe stato perfetto per la mia collezione. Così ho utilizzato le parti più spesse per la zeppa davanti e i rami più resistenti come tacchi delle mie scarpe! E la sai la cosa favolosa? Le scarpe profumano di ciliegio! E’ pazzesco!</p>
<p style="text-align: justify">Con questo tronco ho creato 3 paia di scarpe con tacchi molto alti (16, 17 o anche 18 centimetri!), che ti assicuro però si possono portare facilmente (ride, ndr), perché la suola è morbida, e la base è stata rinforzata. Sono ergonomiche insomma!</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_68" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/402017_2734796982403_1631690719_2422904_1368386484_n.jpg"><img class="size-full wp-image-68 " src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/402017_2734796982403_1631690719_2422904_1368386484_n.jpg" alt="NOW - Summer 2012 collection" width="576" height="520" /></a><p class="wp-caption-text">NOW - Summer 2012 collection</p></div>
<p style="text-align: justify">Questo modello, ad esempio, è stato creato con il tronco che ti dicevo, e per il resto dei materiali ho utilizzato pelli di pesci. <strong>Razza, squalo e anguilla</strong>. La punta è di squalo, il tallone è razza, invece le frange sono di anguilla. Sperimentare con l’anguilla è interessante, perché è una pelle molto elastica, tagliando e annodando strisce di anguilla l’una sull’altra crea la sensazione di una chiama di pelli molto grezzi.</p>
<p style="text-align: justify">Quindi alla fine ho creato una scarpa fatta tutti di pesci e ciliego.</p>
<p style="text-align: justify">D. Nella tua vita sei sempre stato convinto di fare questo mestiere? O c’è stato un momento in cui hai scelto cosa fare?</p>
<p style="text-align: justify">Mmmm…no…diciamo meglio che è successo. <strong>Prima facevo il pasticciere</strong>, mi piaceva fare le torte. Dopo la high school a New York, ho frequentato una università culinaria, per diventare chef, lavorare in un ristorante sai… avevo 22 anni e lavoravo in un ristorante molto di moda a New York, frequentato da celebrities afroamericane (tipo Naomi Campbell per esempio), il <strong>Shark Bar</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Un giorno arrivò un giornalista del<strong> New York Times </strong>per recensire la cucina del locale, tra le varie voci del menu richiese anche la torta che preparavo io, una torta davvero pesante, la <strong>German Chocolate</strong>, tutta di cioccolato (che deve essere cotto per un determinato periodo di tempo per far avere quel determinato sapore)  con una glassa sempre di cioccolato e al 90% fatta di burro, che gli piacque tantissimo. Il giorno dopo scrisse che la torta che aveva assaggiato era meravigliosa, e da allora arrivarono tantissimi ordini per quella torta, dovevo cucinare anche 5 o 6 torte al giorno di German Chocolate, e io non lo sopportavo; mi sentivo un creativo, non volevo ripetere ogni giorno le stesse cose, sempre le stesse. Così ho preso una valigia, l’ho riempita con i miei vestiti e sono andato via, a New Orleans.</p>
<p style="text-align: justify">Dovevo stare un  paio di settimane, per riposarmi, invece sono rimasto un anno intero. Adoro New Orleans, ho fatto molte esperienze interessanti lì.</p>
<p style="text-align: justify">Tornato a NY ho frequentato una scuola di moda, <strong>Fashion Institute of Technology &#8211; Accessories Design</strong> specializzata in accessori, nel primo periodo facevamo solo disegni, bozzetti…ne ho fatti così tanti da poter realizzare svariate collezioni. Comunque, una cosa è certa: non avrei mai  più impastato una altra torta di cioccolato! (ride, ndr)</p>
<p style="text-align: justify">D. E se non avessi fatto questo mestiere, avresti voluto fare qualche altro?</p>
<p style="text-align: justify">No, non credo, sono molto felice di quello che faccio.</p>
<p style="text-align: justify">D. Se guardi alla tua vita fino ad adesso, cosa pensi, con che parola la descriveresti?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Success, personal success.</strong> Per varie ragioni. Sono andato contro tutti, contro i miei parenti che avrebbero preferito che avessi continuato la mia carriera da chef, dato che ero così promettente. Loro non concepiscono la moda, per loro non esiste creare qualcosa di moda. Mia madre è una dottoressa, una nutrizionista, per lei la moda è andare a fare shopping! Dopo alcuni anni però anche lei ha iniziato ad apprezzare ciò che faccio. Le ho anche creato delle borse e delle scarpe all’inizio della mia carriera, quando lavoravo materiali semplici, tipo il cuoio o la pelle. Si può dire che è stata la mia cavia. Adesso non potrei farle indossare certo le cose che creo, con le mie sperimentazioni! La sua idea di moda è legata a brand come Dior, più normali, diciamo. La mia immagine di moda è più unconvetional.</p>
<p style="text-align: justify">D. La tua Icona di stile infatti è <strong>Vivienne Westwood</strong></p>
<div id="attachment_69" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/384789_2734288169683_1631690719_2422425_1310039502_n.jpg"><img class="size-full wp-image-69" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/384789_2734288169683_1631690719_2422425_1310039502_n.jpg" alt="Vivienne Westwood" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Vivienne Westwood</p></div>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_70" class="wp-caption aligncenter" style="width: 280px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/381181_2734049923727_1631690719_2422343_1213896476_n.jpg"><img class="size-full wp-image-70" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/381181_2734049923727_1631690719_2422343_1213896476_n.jpg" alt="Vivienne Westwood posa nuda per Juergen Teller  " width="270" height="400" /></a><p class="wp-caption-text">Vivienne Westwood posa nuda per Juergen Teller  </p></div>
<p style="text-align: justify">Mi sento molto vicino a lei. Ho ancora un paio di scarpe create da lei negli anni 80, e ancora in vendita, che per me sono pazzesche, moderne, non convenzionali, le tengo con una opera d’arte e le indosso raramente per preservarle. Questa creazione, che infatti fa parte anche degli elementi che mi rappresentano di più, hanno tutto un concetto dietro Vivienne Westwood, complesso ma affascinante. Hanno un’unica zeppa, che sembrerebbe inadatta ad essere portata, pesante, che al contrario è facile da camminare, poi vedi la fine della zeppa simula un tacco in assenza eppure in presenta. Insomma una rivoluzione per l’epoca.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_71" class="wp-caption aligncenter" style="width: 328px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/406452_2734052443790_1631690719_2422346_332691665_n.jpg"><img class="size-full wp-image-71" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/406452_2734052443790_1631690719_2422346_332691665_n.jpg" alt="Vivienne Westwood" width="318" height="449" /></a><p class="wp-caption-text">Vivienne Westwood</p></div>
<p style="text-align: justify">Una creazione antimoda, ma che funziona e diventa iconica. Una struttura molto semplice, ma è complessa anatomicamente. Sembra dire “how dare you?” (come ti permetti, ndr). Questo è stato quello che mi ha colpito inizialmente di lei. Poi ho avuto anche la fortuna di vederla dal vivo, aveva comprato un negozio vicino casa mia, un giorno vidi questa bellissima cinquantenne accompagnarsi con un ragazzo di almeno 30 anni più giovane di lei. Lei era esagerata, felice, con questa chioma rossa esaltata. Aveva una espressione da soddisfatta.</p>
<p style="text-align: justify">D. Per te lei rappresenta un ideale di bellezza?</p>
<p style="text-align: justify">Si, ma non solo. Anche di intelligenza, integrità e di forza. Non è solo la sua creatività, ma anche il suo attivismo negli anni 70, il suo sostegno ai paesi africani, la sua sensibilità verso l’environment, l’ambiente, è sensibile rispetto al mondo. Lei <em>è Out of control</em>, è un genio che cerca di cambiare il mondo attraverso quello fa, lei utilizza la moda, non si fa usare dalla moda. Non la conosco personalmente ma è quello che vedo io di lei.</p>
<p style="text-align: justify">D. Una<strong> icona </strong>che, secondo te, è <strong>sopravvalutata</strong>?</p>
<p style="text-align: justify">Tutti! Modelle, modelli che dopo qualche passerella vengono dimenticati, nemmeno <strong>Lady Gaga</strong> è una icona. Ha fatto delle collaborazioni di stile molto interessanti. Mi piace il suo look, quello che ha creato, Wow, però non penso che sia una icona di moda, non la considero proprio una icona, non la considero proprio forse. Si interessante, ma non ha niente da dire in fondo. Forse Pamela Anderson  è più interessante di Lady Gaga (ridiamo insieme stavola, ndr).</p>
<p style="text-align: justify">D. Vivienne Westwood ha influenzato il tuo modo di creare?</p>
<p style="text-align: justify">Alla prima stagione al FIT, nella classe di illustration, dovevamo fare un <em>moodboard</em> per una collezione, e dovevamo scegliere una designer che ci piacesse (parliamo di almeno 15 anni fa), beh eravamo 15 persone in classe e almeno 10 hanno scelto lei come ispirazione per il lavoro da fare, io ero uno di quelli.</p>
<p style="text-align: justify">D. Qual è l’elemento che caratterizza il tuo lavoro?</p>
<p style="text-align: justify">L’individualità. Il mio lavoro è molto personale, ho bisogno di solitudine. Inizio anche mentre sono sull’autobus a disegnare, butto giù dei disegni, degli schizzi su un libro che porto sempre con me, guarda (dalla sua borsa tira fuori un block notes nero, con dentro tantissimi fogli strabordanti di modelli, bozzetti di borse, bracciali, scarpe, particolari di tacchi, nuovi o rimaneggiati, ndr)! Per fare una collezione poi prendo 10 o 15 disegni che mi convincono di più, li metto sul tavolo e inizio a guardarmeli e a modificarli. Quando mi soddisfano scelgo le pelli da utilizzare e assemblo. Ad esempio una delle scarpe che ho disegnato qui nel mio libro poi l’ho modificata inserendo come tacco e zeppa i legni di ciliegio che avevo trovato in campagna.</p>
<p style="text-align: justify">D. L’accessorio a cui non puoi rinunciare invece è un anello triangolare.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_72" class="wp-caption aligncenter" style="width: 544px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/384949_2734222648045_1631690719_2422400_1458699406_n.jpg"><img class="size-full wp-image-72" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/384949_2734222648045_1631690719_2422400_1458699406_n.jpg" alt="Anello triangolare ricavato da un portatovaglioli" width="534" height="399" /></a><p class="wp-caption-text">Anello triangolare ricavato da un portatovaglioli</p></div>
<p>E un porta tovaglioli che ho adattato ad anello, lo ho da quando ero un teenager, che ho trovato in un negozio di New York dove puoi trovare dei pezzi molto interessanti. Stavo cercando delle cose, in un mucchio di oggetti per la casa, e questo anello/porta tovaglioli mi è rimasto attaccato al dito. Da allora non lo tolgo mai, è un mio oggetto scaramantico, come anche altri elementi a cui tengo molto, tra i miei preferiti.</p>
<p style="text-align: justify">D. Ovvero?</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_73" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/375187_2734051923777_1631690719_2422345_903055771_n.jpg"><img class="size-full wp-image-73" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/375187_2734051923777_1631690719_2422345_903055771_n.jpg" alt="Boot Vivienne Westwood" width="640" height="480" /></a><p class="wp-caption-text">Boot Vivienne Westwood</p></div>
<p style="text-align: justify">Come ti dicevo prima, le scarpe create da Vivienne Westwood negli anni ’80, che tengo nella mia stanza in bella vista, così che li possa guardare quando ne ho voglia o bisogno. Che ti dicevo non metto molto spesso, una volta uscivo da una discoteca con questi addosso, sono scivolato su uno scalino facendo crepare una parte della zeppa. Da allora faccio molta attenzione e li metto in occasioni particolari. Diciamo che queste scarpe con i sanpietrini romani non vanno d’accordo.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_74" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/300160_228953997162707_228465393878234_635065_302928744_n.jpg"><img class="size-full wp-image-74 " src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/300160_228953997162707_228465393878234_635065_302928744_n.jpg" alt="Giacca Covherlab - Collezione Primal Scream" width="576" height="279" /></a><p class="wp-caption-text">Giacca Covherlab - Collezione Primal Scream</p></div>
<p style="text-align: justify">Poi, una giacca di Covherlab, che adoro letteralmente! La puoi mettere quando ti pare! Ho iniziato una mini collezione dei suoi pezzi nel mio guardaroba, per ora sono solo 5 o 6 o forse di più.  E, infine, la foto di un redazionale firmato da <strong>Thierry Le Goues</strong>, dove ci sono le mie scarpe, e pubblicato su un FRENCH magazine del 2008, adoro quella foto.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_75" class="wp-caption aligncenter" style="width: 520px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/401434_2734378251935_1631690719_2422492_109727191_n.jpg"><img class="size-full wp-image-75" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/401434_2734378251935_1631690719_2422492_109727191_n.jpg" alt="LNY press in FRENCH magazine" width="510" height="388" /></a><p class="wp-caption-text">LNY press in FRENCH magazine</p></div>
<p>Mi piace la modella, <strong><em>Coco Rocha</em></strong>, è molto donna, non è uno scheletro, sfila in maniera divertente, poi ci sono le mie scarpe, e lo styling è magnifico. Lo stylist ha utilizzato spesso le mie scarpe per i suoi servizi. Mi ha fatto piacere!</p>
<p style="text-align: justify">D. E una cosa che non ti rappresenta?</p>
<p style="text-align: justify">Mass manifacture! Non c’è individualità nella produzione di massa, tutta la gente vestita uguale in tutte le parti del mondo, jeans tutti uguali, abiti tutti uguali, inquina, danneggia l’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_76" class="wp-caption aligncenter" style="width: 610px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/380805_2734118525442_1631690719_2422360_1119767625_n.jpg"><img class="size-full wp-image-76" src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/380805_2734118525442_1631690719_2422360_1119767625_n.jpg" alt="Produzione di massa" width="600" height="422" /></a><p class="wp-caption-text">Produzione di massa</p></div>
<p>A me piacciono tutti gli stili, ma non quando mi ritrovo 10.000 persone davanti vestiti tutti uguali, senza un minimo di personalità. Stessi capelli, stessi tagli, stessi comportamenti! È una fabbrica, e la fabbrica non crea moda. Se le persone sono diverse si riesce anche a capire che persone sono.</p>
<p style="text-align: justify">D. Quali sono i tuoi stilisti preferiti? Che brand ci sono nel tuo armadio?</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Balenciaga</strong>, questo maglione è un Balenciaga, collezione donna accessori, cinte, cappelli, sciarpe, profumi. Poi c’è Vivienne Westwood, ma che metto poco per i motivi di cui sopra (ride, ndr), alcuni pezzi semplici di <strong>Rick Owens</strong>, e il resto è tutto <strong>Margiela </strong>delle passate stagioni, non delle ultime. E poi <strong>Covherlab</strong>. E ogni tanto trovo anche dei pezzi molto interessanti in alcune bancarelle dei mercati.</p>
<p style="text-align: justify">D. La creazione che hai portato per me è fantastica! Una scarpa con il tacco “D” e la platfom “moda”, come la mia rivista!</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<div id="attachment_77" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/374933_2735389117206_1631690719_2423189_1318588027_n.jpg"><img class="size-full wp-image-77 " src="http://storiedimoda.style.it/files/2012/01/374933_2735389117206_1631690719_2423189_1318588027_n.jpg" alt="LNY for D moda.   ALL 3 images are to be presented together.  They are NOTHING if shown alone!" width="576" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">LNY for D moda.   ALL 3 images are to be presented together.  They are NOTHING if shown alone!</p></div>
<p>Si, bella vero? A me non convince ancora, la devo rivedere, poi magari la cambierò (ride, ndr), per le prossime stagioni, come tutte le mie collezioni. Tra qualche anno dirò “Wow, amazing!”</p>
<p style="text-align: justify">D. Ultima cosa, vuole la leggenda che tu abbia tutte le creazioni sparse per casa. E’ vero?</p>
<p style="text-align: justify">Verissimo, le ho messe in tutta casa, in bagno, in cucina, nella stanza, sui muri! Mi piace averle per casa, quando passo e vedo un pezzo e lo guardo per me è come aria fresca, mi stimola a creare altro e a modificare quanto ho già realizzato.  Le prime volte che la gente viene a casa mia, non parla con me, è troppo indaffarata a guardarsi tutte le scarpe che ho sparso nelle stanze!</p>
<p style="text-align: justify">Note: Ci incontriamo al centro di Roma, a Trastevere, nel freddo pungente di  Gennaio, ha da poco finito di piovere e noi vorremmo rifugiarci e bere  qualcosa di caldo. Alla fine optiamo invece per un tavolino esterno e  per un calice di prosecco e patatine fritte.</p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Lo Stile di Lincoln</strong>: Maglione in lana Balenciaga, pantaloni grigi, coat over e un paio di scarpe rosse con lacci verdi realizzati a mano da lui.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Romina Toscano<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://storiedimoda.style.it/2012/01/21/lincolns-new-york-lartigianalita-e-la-forza-del-pezzo-unico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	        <image>http://storiedimoda.style.it/wp-content/authors/</image>
    	</item>
		<item>
		<title>Sylvio Giardina. Lo stile impeccabile di un grande artista</title>
		<link>http://storiedimoda.style.it/2011/12/20/sylvio-giardina-lo-stile-impeccabile-di-un-grande-artista/</link>
		<comments>http://storiedimoda.style.it/2011/12/20/sylvio-giardina-lo-stile-impeccabile-di-un-grande-artista/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 16:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romina Toscano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie di moda]]></category>
		<category><![CDATA[fashion designer]]></category>
		<category><![CDATA[Romina Toscano]]></category>
		<category><![CDATA[Stato di Famiglia sylvio giardina]]></category>
		<category><![CDATA[storie di moda]]></category>
		<category><![CDATA[Sylvio Giardina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://storiedimoda.style.it/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[Ho conosciuto Sylvio Giardina, grazie ad una amica comune, qualche tempo fa e sono rimasta affascinata dal suo modo così ricercato e accogliente, riflessivo e seducente di concepire la creatività. Sylvio, oltre ad essere uno straordinario designer, è un artista &#8230; <a href="http://storiedimoda.style.it/2011/12/20/sylvio-giardina-lo-stile-impeccabile-di-un-grande-artista/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ho conosciuto<strong> <a href="http://www.sylviogiardina.com">Sylvio Giardina</a>,</strong> grazie ad una amica comune<strong>,</strong> qualche tempo fa e sono rimasta affascinata dal suo modo così ricercato e accogliente, riflessivo e seducente di concepire la creatività. Sylvio, oltre ad essere uno straordinario designer, è un artista sensibile, delicato e innovativo. La sua storia, il suo pensiero e il suo stile hanno il sapore della cultura autentica.  <span id="more-12"></span>Mi accoglie nel suo appartamento intento nella creazione di un capo,   prima della sua partenza verso Oriente, in un viaggio di ricerca e di   lavoro. Ma abbiamo tempo prima della sua partenza, il tempo di prendere un thè e di parlare di moda, arte, di icone di stile e di generi.<br />
Mentre sorseggio la mia tazza, Sylvio mi racconta di <strong>Claude Cahun</strong>,<strong> artista surrealista</strong> &#8220;mai ingabbiata nei limiti della sessualità tradizionale. Ha lavorato sempre sul concetto di travestimento, lei donna che diventa un uomo, gioca anche sul suo nome (all’anagrafe Lucy Renée Mathilde Schwob, si firmò Claude Courlis e Daniel Douglas prima di Claude Cahun, che come ella stessa diceva «rappresenta ai  miei occhi il mio vero nome, piuttosto che uno pseudonimo» ndr).</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Icona-di-stile-Claude-Cahun.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-40" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Icona-di-stile-Claude-Cahun.jpg" alt="" width="295" height="400" /></a></p>
<p style="text-align: center"><strong>Claude Cahun</strong></p>
<p style="text-align: justify">E&#8217; stata l&#8217;antesignana di <strong>Cindy Sherman</strong>, artista performativa americana, ha lavorato sul corpo, sul concetto di sessualità (così come <strong>Louise Bourgeois e Tilda Swinton</strong>) e di identità di genere.</p>
<p><object width="480" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/08icEkG2pMM?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.youtube.com/v/08icEkG2pMM?version=3&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify">Un lavoro che anche io cerco di fare nel mio progetto di moda. Oltre a cercare e a ricercare nuove forme e nuove silhouette, queste figure mi suggeriscono l&#8217;idea di libertà, di libertà rispetto al proprio corpo, all&#8217;estetica classica che separa il genere maschio e femmina, che impone il dover portare un capo piuttosto che un altro. E&#8217; giusto omologarsi e dover per forza seguire il trend? Gli  input che arrivano dall&#8217;esterno, soprattutto dalle major?<br />
I grandi brand ci propongono tipologie di donne e di uomini che io personalmente cerco di scardinare, non creando una tipologia nuova e alternativa, ma una libera da canoni estetici, attraverso un nuovo linguaggio che rispetti le donne, belle nelle loro forme, sia che esse siano magre o che abbiano delle forme prosperose. Noi esseri umani siamo belli nelle nostre forme, nella nostra autenticità, siamo unici e non abbiamo bisogno di rifarci il naso o di apparire diversamente da come siamo&#8221;.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Icona-di-stile-Bourgeois.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-41" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Icona-di-stile-Bourgeois.jpg" alt="" width="490" height="352" /></a><strong>Louise Bougeois</strong></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Louise Bougeois </strong>è una delle artiste che in parte ha ispirato uno dei tuoi ultimi lavori, Nuptus, se non sbaglio? </em><br />
&#8220;Ispirazione intesa come trasformazione. Attraverso lo studio del significato della parola Nuptus, che ha un doppio significato, velo nuziale da sposa e nuvola,  ho declinato questa seconda nell&#8217;accezione  di trasformazione. Così come il vento soffiando sulle nuvole ne altera le forme, cosicchè una nuvola non sarà mai uguale a se stessa, anche la forma degli abiti che compongono la collezione è asimmetricamente sempre differente.<br />
Da qualsiasi parte tu osservi uno degli abiti di Nuptus, questo cambia completamente forma. Louise Bourgeois ha lavorato moltissimo sul <strong>concetto di corpo</strong> e di forma, soprattuto quello femminile. Alcune sue opere famose sono delle sculture fatte con materiale di ri-uso, tessuti, iuta, tappeti (la sua famiglia d&#8217;origine vendeva tappeti), e li riassembla a creare dei corpi, esasperandoli, per esprimere un nuovo concetto di femminilità  e di maternità&#8221;.</p>
<p><em>Nelle forme di Nuptus rivedo anche richiami di alcune statue votive dedicate alla Grande Madre terra.</em><br />
&#8220;Si, considerando ovviamente che a quel tempo (sorride, ndr) il concetto di estetica era assolutamente diverso&#8221;. &#8220;Nella cultura araba permane questo concetto di bellezza, ovviamente dipende anche dai diversi ceti sociali, nei più agiati prevale una idea occidentale di canone estetico, magre, altere, anche se permane la credenza che la donna florida sia in relatà molto fertile&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Invece <strong>Tilda Swinton</strong>? Lei ha sempre giocato con questa polarità sessuale, esprimento il concetto di libertà anche nella vita reale, ribelle e anticonformista.</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Icona-di-stile-Tilda-Swinton.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-42" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Icona-di-stile-Tilda-Swinton.jpg" alt="" width="500" height="389" /></a></p>
<p style="text-align: center"><strong>Tilda Swinton</strong></p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Lei ha lavorato, secondo me, con uno dei più grandi artisti e registi nel panorama britannico, <strong>Derek Jarman</strong>, realizzando un film di pura sperimentazione, un film autobiografico interamente senza immagini (<em>Blue, film &#8220;acustico&#8221; in cui lo schermo rimane di colore blu per tutta l&#8217;opera, Ndr</em>), in cui  racconta i suoi ultimi giorni di vita, andando a rompere le regole della buona filmografia. Questa sperimentazione è quello che anche io cerco di fare come <strong>fashion designer</strong>. Il lavoro del fashion designer equivale a quello dell&#8217;artista. Attraverso la moda si sono combattute molte rivoluzioni per la difesa della libertà di espressione, libertà sessuale. Mary Quant e la minigonna sono l&#8217;esempio più conosciuto della forza della moda nel liberare le donne!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Se dovessi definire con un aggettivo queste <strong>3 magnifiche icone di stile</strong>? </em><br />
&#8220;Autentiche. Una donna diventa icona quando è realmente e concretamente se stessa. Esprime tutto il suo essere senza aver paura e senza pensare di fare qualcosa per piacere ad un terzo. L&#8217;autenticità ha bisogno di autostima e di coraggio. Il coraggio è fondamentale, è tutto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Oggi siamo così bombardati da una quantità spropositata di messaggi che spesso di perde di vista la propria identità di stile.</em><br />
&#8220;Louise Bourgois, così come Claude Cahun, hanno lavorato proprio sul concetto di identità, anche se non sempre in ambienti dalla forte apertura mentale. Questo è anche il coraggio. Claude Cahun, ad esempio, ha vissuto la deportazione durante il Nazismo, lei ha avuto il coraggio di esprimere concetti forti anche per cambiare la politica di un paese&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Performance, istallazioni, fotografia e artigianalità, la tua è una ricerca continua del trasmettere una realtà diversa che non necessariamente è lontano dalla normalità, ma che cerca di produrre dei significati nuovi proprio partendo dalla normalità. Mi viene in mente<strong> Crochette de Luneville</strong>, una performace che hai curato l&#8217;anno scorso durante l&#8217;<strong>AltaRoma</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Preferito-1-Crochette-de-Luneville.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-43" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Preferito-1-Crochette-de-Luneville.jpg" alt="" width="960" height="640" /></a></p>
<p style="text-align: center"><strong>Crochette de Luneville</strong></p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Lì c&#8217;erano vari aspetti, l&#8217;esigenza di sottolineare il fatto che a Roma esistono realtà radicate e importanti che parlano di <strong>artigianato</strong>. L&#8217;ho voluto fare perchè l&#8217;artigianato viene pubblicizzato male, forse c&#8217;è un misunderstanding di fondo. Attraverso le mani si riescono a fare cose che la macchina non riesce a fare. L&#8217;artigiano di alto livello riesce a realizzare creazioni che parlano di contemporaneità, che sono contemporanee.<br />
Questa visione dell&#8217;artigiano come qualcosa di obsoleto, di imperfetto proprio perchè fatto a mano è sbagliata. Ci sono degli artigiani che posseggono una manifattura eccelsa, creano oggetti d&#8217;avanguardia. Non abbiamo bisogno solo delle macchine, le mani sapienti possono produrre opere meravigliose e ci permettono di metterci in contatto con dimensioni più grandi di noi.<br />
La macchina ci rende tutto più facile, quasi non ti rendi conto di star creando qualcosa. Se lo fai manualmente questa sensazione creativa è molto più forte. Creare con le mani è affascinate!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><em>In questo caso erano otto le artigiane coinvolte?</em><br />
&#8220;Si erano otto ricamatrici che vivono sul territorio italiano e che io conosco da moltissimi anni. La particolarità di questo lavoro era il telaio amplificato, con dei microfoni attacati al tessuto che captavano il rumore generato dall&#8217;uncinetto perforante il tessuto, quasi fosse un tamburo,, Il segnale poi veniva trasmesso a un sistema che distorceva il suono o lo amplificava, cosicchè, mentre le donne producevano questo ricamo complicatissimo, creavano anche la musica.<br />
Un concerto prodotto da un lavoro antico. Una istallazione contemporanea riflessa su doppi specchi frontali che moltiplicavano all&#8217;infinito l&#8217;immagine facendole diventare migliaia. L&#8217;artigiano diventa,  attraverso questa performance, contemporaneo e giovane. La sorpresa, selezionando le ricamatrici, è stata trovare tante giovani impegnate in questo mestiere, 23 o 25, anni la media, la più &#8220;anziana&#8221; aveva 46 anni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Quindi tutte selezionate su territorio italiano. Tutte italiane, una sorta di controtendenza rispetto all&#8217;idea condivisa di un progressivo esaurimento del lavoro artigianale nel nostro paese. </em><br />
&#8220;Si, ho trovato questa realtà soprattutto a Roma, dove l&#8217;<strong>altamoda </strong>- anche se denigrata e con le mille problematiche che l&#8217;affliggono &#8211; rimane un <strong>fenomeno meravigliosamente artigianale.</strong> Queste ragazze lavorano con i nostri sarti, negli atelier specializzati nella produzione dei <strong>ricami di Valentino</strong>, o negli accessori di <strong>Bulgari</strong>, tutti lavori importanti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Beh spesso capita che ciò che vediamo in un abito non venga ricondotto ad un lavoro manuale, perchè ritenuto troppo perfetto</em>.<br />
&#8220;Assolutamente, noi designer riusciamo ad essere ciò che siamo attraverso le loro mani. Noi diamo gli input, diciamo cosa vogliamo, ma se loro non fossero in grado di realizzarlo il risultato sarebbe nullo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Anche nelle tue creazioni i ricami sono un elemento importante per i volumi e gli spazi che contribuiscono a creare. Proprio lo spazio è uno dei temi cari ad un altro artista che ha avuto su di te fascinazioni stilistiche, <strong>Anish Kapoor</strong>, inparticolare il suo <strong>Leviathan </strong>al<strong> Gran Palais di Parigi</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Preferito-2-Kapoor-Paris.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-44" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Preferito-2-Kapoor-Paris.jpg" alt="" width="750" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: center"><strong>Anish Kapoor</strong></p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Anish Kapoor lavora sull&#8217;elemento spazio e credo che sia per me essenziale perchè anche io lavoro sullo spazio. In <strong>Crochette de Luneville</strong> ho creato una istallazione spaziale<strong>. </strong>Kapoor lavora anche sulla percezione ottica<strong>, </strong>così come nella mia performance, come ti dicevo prima, dove è forte la presenza della percezione ottica che moltiplica quasi all&#8217;infinito il numero delle ricamatrici intente a ricamare e modulare suoni sul telaio.<br />
Al Gran Palais di Paris, la sua istallazione, Leviathan, è una tensostruttura, un tessuto tirato a formare questi coni. A Roma, al<strong> Maxxi</strong>, è possibile vedere un&#8217;altra sua opera (Widow, ndr).<br />
Un altro elemento presente nei miei lavori è la leggerezza. Adoro <strong>Sam Taylor Wood </strong>(una delle esponenti della<strong> Young British Artist</strong>, insieme a Tracey Emin, Damien Hirst ed altri)<strong>.</strong> Nelle sue opere questa artista britannica trasmette meravigliose sensazioni di leggerezza, quasi stesse volando sospesa a mezz&#8217;aria, che nel mio lavoro trasmetto attraverso il tema delle forme, delle nuvole,  anche per questo mi intrigano i suoi lavori.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Preferito-3-Sam-Taylor-Wood.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-45" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Preferito-3-Sam-Taylor-Wood.jpg" alt="" width="320" height="320" /></a></p>
<p style="text-align: center"><strong>Sam Taylor Wood</strong></p>
<p style="text-align: justify">Pensa che ha imparato da un artista circense il lavoro di intrecci tipico degli esercizi con le funi, utilizzate durante le esibizioni degli acrobati. Successivamente le ha realizzate nel suo studio appendendosi al soffitto e ha utilizzato l&#8217;autoscatto. Poi la post-produzione e photoshop hanno creato la magia.<br />
Un altro suo esperimento, sempre in tema di assenza e magia, è il <strong>Prelude in Air</strong>, dove un <strong>violoncellista suona con uno strumento invisibile</strong>. Adoro la sensazione, quasi magica, che riesce ad evocare l&#8217;assenza dello strumento e la presenza del sonoro&#8221;.</p>
<p><iframe frameborder="0" height="299" src="http://player.vimeo.com/video/5800496?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="398"></iframe></p>
<p style="text-align: center">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Il tuo percorso artistico si evolve inevitabilmente tra identità artistica ed estetica, tra il concetto di presenza e quello di assenza. Così è il progetto firmato<strong> Stato di Famiglia</strong>. </em></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-1.jpg"></a><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-46" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-1-1024x768.jpg" alt="" width="630" height="472" /></a></p>
<p style="text-align: center">Preparazione dell&#8217;istallazione <strong>Full Mirror Empty Mirror</strong></p>
<p style="text-align: justify">&#8220;Tre sono i momenti fondamentali della mia vita artistica. Il primo è stato la mostra <strong>Full Mirror Empty Mirror,</strong> a Motelsalieri, realizzata con il mio  compagno <strong>Raffaele Granato,</strong> mostra realizzata con 5 ritratti e 2 non ritratti alternati, un momento che svela la mia <strong>seconda identità</strong> oltre quella di fashion designer, quella di <strong>artista</strong>.<br />
L&#8217;istallazione prevedeva una <strong>galleria di ritratti</strong> &#8211; rimando voluto all’idea di <em>sala degli specchi </em>- creati attraverso il riflesso lasciato dalla persona specchiata,  che restituiva un’immagine, un riflesso cristallizzato.  I ritratti erano sormontati da una sorta di specchiera a mosaico geometrico molata a mano, che decostruiva, riflettendola, il ritratto o l&#8217;immagine di fondo. L’alternanza tra presenza dei soggetti umani  ritratti e assenza degli scatti che ritraggono il fondale di  posa crea una percezione ribaltata, un illusionismo ottico che fa rifllettere sulla presenza, sull&#8217;assenza, sulla sospensione temporale e spaziale del soggetto non ritratto. Un lavoro tra il figurativo e l&#8217;astratto.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-48" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-3.jpg" alt="" width="534" height="800" /></a><em>Sylvio Giardina durante la performance <strong>Crochette de Luneville</strong></em></p>
<p style="text-align: justify">Un altro<strong> momento fondamentale della mia vita è Crochette de Luneville,</strong> il mio primo progetto come Sylvio Giardina, una mia <em>esigenza di comunicare queste due identità </em>che si incontrano, quella di <strong>artista contemporaneo</strong> e di fashion designer. Attraverso questo lavoro sono partito dalla moda, dal ricamo e dall&#8217;artigianalità per farle diventare una istallazione di arte contemporanea.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-21.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-49" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Momenti-di-vita-21.jpg" alt="" width="500" height="503" /></a><em>Sylvio Giardina durante <strong>Limited Unlimited</strong>, con<strong> Suzy Menkes</strong></em></p>
<p style="text-align: justify">Infine, un progetto che mi ha dato lo spunto per effettuare una serie di ricerche che hanno portato a Nuptus e alla collezione estiva e a quella dell&#8217;inverno prossimo che sto realizzando, parlo di <strong>Limited Unlimited</strong>, dove ho incontrato<strong> Suzy Menkes</strong>. Un incontro che mi fece davvero piacere perchè questo mostro sacro della moda internazionale si fermò davanti alla mia creazione esclamando &#8220;E&#8217; bellissimo!&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Limited Ulimited è stato il primo atto di Sylvio Giardina come solista, dopo l&#8217;esperienza in coppia con il brand Grimaldi Giardina. Una esperienza nuova che ti ricolloca nel panorama moda come nuovo designer, sebbene con una forte esperienza alle spalle. </em><br />
&#8220;Se non avessi avuto una esperienza del genere, la prima cosa che avrei fatto  sarebbe stata una esperienza in una maison, partendo dal basso, anche dal ruolo più umile. Bisogna cominciare dalla base per ottenere col tempo tutta la conoscenza di cui si ha bisogno e solo successivamente lavorare su se stesso per capire cosa si vuole dire attraverso la moda, qual è l&#8217;idea di fondo che si vuole esprimere. E&#8217; vero che la moda è prodotto, ma è anche vero che si possono esprimere dei concetti forti attraverso la moda.<br />
Ricordo dopo la mia prima sfilata a Parigi (all&#8217;epoca col brand Grimaldi Giardina), <strong>Emanuel Ungaro</strong> ci invitò nel suo atelier insieme ad un grande <strong>giornalista di Vogue Italia, Javier Arroyuelo</strong>, per fare una intervista tra la nuova generazione  della moda e la vecchia. Ricordo la prima domanda che ci fece  &#8220;Cosa volete esprimere con i vostri abiti? Qual è la vostra idea?&#8221;. Ecco, questa è la domanda che un giovane, uscito dalle accademie e dalle scuole di moda, deve porsi<em>&#8220;. </em><br />
&#8220;Oggi con la mia esperienza in solitaria sto mettendo a frutto quello che ho imparato. Mi porto dietro una esperienza quindicennale che parla di altamoda, di fatto a mano. Ho avuto la fortuna di fare l&#8217;altamoda esattamente come va fatta. Molti oggi non sanno che cos&#8217;è l&#8217;altamoda.  L&#8217;altamoda ha delle regole, dei tempi, delle caratteristiche che se non ci sono fanno venir meno il prodotto  stesso.<br />
Io ho avuto la fortuna di vivere il momento in cui l&#8217;altamoda era tale e sto cercando  di portare la mia cultura di alta sartoria nella moda, realizzando un nuovo prodotto di <em>prêt</em>-à-<em>porter</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Tu come sei arrivato alla moda? </em><br />
&#8220;Mi sono avvicinato alla moda perchè ho bisogno di un <strong>senso estetico</strong>, per esigenza, forse lo avevo nel dna, l&#8217;ho sempre saputo. Fin da piccolo disegnavo vestiti o avevo la passione dei film dove si faceva mostra di abiti meravigliosi. Sai quando sei giovane è esiste solo la tua estetica, col tempo escono fuori altri elementi. La mia è una continua contaminazione. Siamo in un&#8217;epoca dove tutto si contamina, arte, moda, cinema, fotografia, dove i popoli stessi si attraversano, viaggiano, incontrano nuove culture, si incontrano via rete nel virtuale, o banalmente nel cibo che hai a disposizione, ormai internazionale. Per fortuna siamo diventati cittadini del momndo con una propria tradizione aperta alla ricchezza delle diversità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>E se, invece, non avessi scelto la moda, che mestiere avresti fatto? </em><br />
&#8220;L&#8217;artista in realtà lo faccio (ride, ndr), era un desiderio che avevo nel cassetto che spingeva così forte da buttarlo a terra otto anni fa. Forse avrei lavorato nella danza contemporanea. Sai, mi piace l&#8217;espressività del corpo e il modo in cui il corpo riesce ad esprimere significato. Non dico come ballerino, magari come coreografo, ma comunque avrei lavorato sempre in un campo artistico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Se guardi dal passato ad ora cosa pensi della tua vita? </em><br />
&#8220;Penso di essere stato fortunato. Fortunato, si, perchè ho fatto tante cose, ho conosciuto tante persone interessanti e continuo a farlo. Sono fortunato perchè riesco a fare ciò che mi piace&#8221;.<br />
<em>Qual è la tua giornata tipo?</em><br />
&#8220;La mia giornata tipo? Lavoro, lavoro, lavoro (ride, ndr). Punto! Stare al tavolo a disegnare, progettare, ricercare, creare! E devo dire che mi piace tantissimo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>E il tuo abigliamento tipico in queste giornate di lavoro? </em><br />
&#8220;Un cardigan total black. Mi piace moltissimo, lo trovo comodo. E&#8217; una sorta di coperta di Linus, ti calma, una sorta di feticismo del benessere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Grandi-magazzini-Non-mi-rappresenta.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-50" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/Grandi-magazzini-Non-mi-rappresenta.jpg" alt="" width="430" height="304" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><em>Invece, una cosa che proprio non sopporti, che non ti rappresenta? </em><br />
&#8220;(strabuzza gli occhi, ndr) Centri commerciali, grandi magazzini, li trovo allucinanti, alienanti, credo che chi va nei grandi magazzini è perchè non sa cosa fare, cosa scegliere. I centri commerciali ti sollevano da qualsiasi scelta o forma di pensiero. Tutto lì a portata di mano, ti bombardano. Trovo che sia per l&#8217;essere umano alienante davvero!&#8221;.<br />
<em>Quante volte ci sei stato? </em><br />
&#8220;Un paio di volte al massimo, in alcuni centri specifici per la casa, pratici, ma con molta difficoltà&#8221;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Quindi non hai mai varcato la soglia dei centri multi brand, plurimarca?</em><br />
&#8220;No no, assolutamente no&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Qual&#8217;è il brand che vesti più spesso? Nel tuo armadio quali sono i brand che hanno accesso?</em><br />
&#8220;Un amico, <strong><a href="http://www.fabioquaranta.it/">Fabio Quaranta</a>, Martin Margiela</strong> e <strong>Balenciaga </strong>sono i miei preferiti per quanto riguarda la moda maschile. Di Margiela ho una felpa blu, forse ancora più feticista del cardigan che ti dicevo prima: una felpa americana di quelle da università, che Margiela &#8211; da no logo  qual è &#8211; ha ritagliato tutta d&#8217;avanti, sostituendo la scritta con una grande toppa nera, trovo sia geniale.<br />
Di Fabio Quaranta ho una serie di cose, è un amico, mi devertono le cose che fa. In particolare ho un pantalone classico da uomo ma fatto in maglia, che trovo interessantissimo e li ho in diversi colori, e di Balenciaga ho qualche completo scuro, che uso quando le occasioni richiedono eleganza&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Arriviamo all&#8217;opera che hai creato per me e per questo salotto virtuale, un bellissimo collage.</em><br />
&#8220;Questo è per te! sapevo oggi di dover incontrare una signora e allora ho pensato di fare un ritratto di Signora!&#8221;</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/BodyPart.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-56" src="http://storiedimoda.style.it/files/2011/12/BodyPart.jpg" alt="" width="500" height="667" /></a><strong><em>Ritratto di Signora. Collage di Sylvio Giardina</em></strong></p>
<p style="text-align: justify"><em>Note:</em><br />
<em>Abbiamo chiacchierato amabilmente sorseggiando un ottimo thè verde e dolcissimi plumcake allo yogurt, mentre in sottofondo c&#8217;era una delicata versione di besame mucho versione vintage proveniente dalla stanza accanto.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><strong>Lo Stile di Sylvio</strong>: Total Black il dolcevita  e i pantaloni che indossa, sportive le  scarpe e occhialino da lavoro.</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Romina Toscano<br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://storiedimoda.style.it/2011/12/20/sylvio-giardina-lo-stile-impeccabile-di-un-grande-artista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	        <image>http://storiedimoda.style.it/wp-content/authors/</image>
    	</item>
		<item>
		<title>Accomodatevi&#8230;vi racconterò il talento</title>
		<link>http://storiedimoda.style.it/2011/12/01/accomodatevi-vi-raccontero-il-talento/</link>
		<comments>http://storiedimoda.style.it/2011/12/01/accomodatevi-vi-raccontero-il-talento/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 16:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romina Toscano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni di moda]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Romina Toscano]]></category>
		<category><![CDATA[storie di moda]]></category>
		<category><![CDATA[talenti di moda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://storiedimoda.style.it/?p=6</guid>
		<description><![CDATA[Ho sempre avuto la passione per i racconti, per le storie, quelle che nascondono sorprese, segreti o quelle vissute, frutto di complicità, di ascolto e intimità. Personalmente, sono una chiacchierona che per mestiere ascolta i racconti degli altri, ne rimane &#8230; <a href="http://storiedimoda.style.it/2011/12/01/accomodatevi-vi-raccontero-il-talento/">Continua &#62;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ho sempre avuto la passione per i racconti, per le storie, quelle che nascondono sorprese, segreti o quelle vissute, frutto di complicità, di ascolto e intimità. Personalmente, sono una chiacchierona che per mestiere ascolta i racconti degli altri, ne rimane affascinata e fa in modo che anche altri ancora possano condividere la gioia delle sue scoperte.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio questo accadrà in questo salotto virtuale. Un incontro intimo col talento vero, nella moda, nell&#8217;arte, nello stile. Vi racconterò i lati più singolari di chi avrò ospite, la sua storia, il suo senso dello stile, del gusto.</p>
<p style="text-align: justify">Scopriremo insieme il lato personale del Talento di Moda.</p>
<p style="text-align: justify">Benvenuti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://storiedimoda.style.it/2011/12/01/accomodatevi-vi-raccontero-il-talento/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	        <image>http://storiedimoda.style.it/wp-content/authors/</image>
    	</item>
	</channel>
</rss>
