Lincoln’s New York. L’Artigianalità e la forza del pezzo unico

Le storie di cui mi piace scrivere sono quelle che a fine racconto ti si attaccano quasi fossero una seconda pelle, quelle che non dimenticherai facilmente e che conservano quel fascino legato alla radice, a ciò che siamo e ciò che diventeremo. Ho conosciuto tempo fa questo straordinario designer, un uomo la cui storia è in parte rappresentata nelle sue brillanti creazioni, nelle sue scelte di vita, di stile e moda. La moda serve a raccontare tradizioni e cultura, così è nel caso di Lincoln Brown e del suo marchio Lincoln’s New York.

 

At WHITE salon in Milano 2006

La mia storia in Italia parte dalla prima esposizione al pubblico della mia collezione, WHITE salon a Milano del 2006. Non ricordo quante collezioni ci sono state prima di questa, ma già i miei prodotti erano diffusi su alcuni negozi sia a Roma che a New York. Ma questa immagine mi ricorda il mio vero e proprio debutto mediatico. Quando ho fatto il White, quindi, sebbene già il mio nome fosse diffuso tra la mia clientela, ero pressoché sconosciuto alla stampa di moda. Io stesso non ho mai seguito i tempi della moda vera e propria, essendo le mie creazioni non proprio commerciali. Così arrivato al White Salon di Milano il primo impatto con i buyers è stato unconventional nel senso che la gente che passava a vedere le mie scarpe non riusciva a credere fossero fatte a mano, da un african-american, per giunta così giovane come ero io quando ho esposto al White (D. Lincoln quanti anni hai? L. Non lo so, non ricordo…insomma non lo saprai mai; ride…ndr);  così il passaparola ha interessato la gente…e ho concluso l’esposizione con degli ordini che non mi aspettavo.

D. La stessa reazione l’hai ottenuta a NY? Come sono state accolte le tue creazioni lì?

No a Ny la reazione è stata molto differente, molti dei clienti o dei giornalisti che hanno visto le collezioni in parte li conoscevo, avevo studiato con loro, le persone che fanno  moda a NY, benché sia una grande città, si conoscono un po’ tutti, quindi conoscevano anche me. Poi a NY non è una rarità trovare dei progetti creativi forti, è quasi unanormalità.

 

In the country July 2011 - This tree limb became the heels and platforms for the shoes in my Summer 2012 collectio

In the country July 2011 - This tree limb became the heels and platforms for the shoes in my Summer 2012 collectio

D. E, invece, questa secondo foto di un tronco?

Beh, io ho una casa in montagna, (le case nella natura sono piene di insetti strani, tipo le mantidi religiose, a me piacciono proprio perché qui in città non c’è proprio questa dimensione così selvaggia della natura) questa è la foto di un ramo di un ciliegio che avevamo potato qualche tempo fa. Una volta mentre stavamo fuori in giardino, guardavo questo tronco e mi è venuto in mente che sarebbe stato perfetto per la mia collezione. Così ho utilizzato le parti più spesse per la zeppa davanti e i rami più resistenti come tacchi delle mie scarpe! E la sai la cosa favolosa? Le scarpe profumano di ciliegio! E’ pazzesco!

Con questo tronco ho creato 3 paia di scarpe con tacchi molto alti (16, 17 o anche 18 centimetri!), che ti assicuro però si possono portare facilmente (ride, ndr), perché la suola è morbida, e la base è stata rinforzata. Sono ergonomiche insomma!

 

NOW - Summer 2012 collection

NOW - Summer 2012 collection

Questo modello, ad esempio, è stato creato con il tronco che ti dicevo, e per il resto dei materiali ho utilizzato pelli di pesci. Razza, squalo e anguilla. La punta è di squalo, il tallone è razza, invece le frange sono di anguilla. Sperimentare con l’anguilla è interessante, perché è una pelle molto elastica, tagliando e annodando strisce di anguilla l’una sull’altra crea la sensazione di una chiama di pelli molto grezzi.

Quindi alla fine ho creato una scarpa fatta tutti di pesci e ciliego.

D. Nella tua vita sei sempre stato convinto di fare questo mestiere? O c’è stato un momento in cui hai scelto cosa fare?

Mmmm…no…diciamo meglio che è successo. Prima facevo il pasticciere, mi piaceva fare le torte. Dopo la high school a New York, ho frequentato una università culinaria, per diventare chef, lavorare in un ristorante sai… avevo 22 anni e lavoravo in un ristorante molto di moda a New York, frequentato da celebrities afroamericane (tipo Naomi Campbell per esempio), il Shark Bar.

Un giorno arrivò un giornalista del New York Times per recensire la cucina del locale, tra le varie voci del menu richiese anche la torta che preparavo io, una torta davvero pesante, la German Chocolate, tutta di cioccolato (che deve essere cotto per un determinato periodo di tempo per far avere quel determinato sapore)  con una glassa sempre di cioccolato e al 90% fatta di burro, che gli piacque tantissimo. Il giorno dopo scrisse che la torta che aveva assaggiato era meravigliosa, e da allora arrivarono tantissimi ordini per quella torta, dovevo cucinare anche 5 o 6 torte al giorno di German Chocolate, e io non lo sopportavo; mi sentivo un creativo, non volevo ripetere ogni giorno le stesse cose, sempre le stesse. Così ho preso una valigia, l’ho riempita con i miei vestiti e sono andato via, a New Orleans.

Dovevo stare un  paio di settimane, per riposarmi, invece sono rimasto un anno intero. Adoro New Orleans, ho fatto molte esperienze interessanti lì.

Tornato a NY ho frequentato una scuola di moda, Fashion Institute of Technology – Accessories Design specializzata in accessori, nel primo periodo facevamo solo disegni, bozzetti…ne ho fatti così tanti da poter realizzare svariate collezioni. Comunque, una cosa è certa: non avrei mai  più impastato una altra torta di cioccolato! (ride, ndr)

D. E se non avessi fatto questo mestiere, avresti voluto fare qualche altro?

No, non credo, sono molto felice di quello che faccio.

D. Se guardi alla tua vita fino ad adesso, cosa pensi, con che parola la descriveresti?

Success, personal success. Per varie ragioni. Sono andato contro tutti, contro i miei parenti che avrebbero preferito che avessi continuato la mia carriera da chef, dato che ero così promettente. Loro non concepiscono la moda, per loro non esiste creare qualcosa di moda. Mia madre è una dottoressa, una nutrizionista, per lei la moda è andare a fare shopping! Dopo alcuni anni però anche lei ha iniziato ad apprezzare ciò che faccio. Le ho anche creato delle borse e delle scarpe all’inizio della mia carriera, quando lavoravo materiali semplici, tipo il cuoio o la pelle. Si può dire che è stata la mia cavia. Adesso non potrei farle indossare certo le cose che creo, con le mie sperimentazioni! La sua idea di moda è legata a brand come Dior, più normali, diciamo. La mia immagine di moda è più unconvetional.

D. La tua Icona di stile infatti è Vivienne Westwood

Vivienne Westwood

Vivienne Westwood

 

Vivienne Westwood posa nuda per Juergen Teller

Vivienne Westwood posa nuda per Juergen Teller

Mi sento molto vicino a lei. Ho ancora un paio di scarpe create da lei negli anni 80, e ancora in vendita, che per me sono pazzesche, moderne, non convenzionali, le tengo con una opera d’arte e le indosso raramente per preservarle. Questa creazione, che infatti fa parte anche degli elementi che mi rappresentano di più, hanno tutto un concetto dietro Vivienne Westwood, complesso ma affascinante. Hanno un’unica zeppa, che sembrerebbe inadatta ad essere portata, pesante, che al contrario è facile da camminare, poi vedi la fine della zeppa simula un tacco in assenza eppure in presenta. Insomma una rivoluzione per l’epoca.

 

Vivienne Westwood

Vivienne Westwood

Una creazione antimoda, ma che funziona e diventa iconica. Una struttura molto semplice, ma è complessa anatomicamente. Sembra dire “how dare you?” (come ti permetti, ndr). Questo è stato quello che mi ha colpito inizialmente di lei. Poi ho avuto anche la fortuna di vederla dal vivo, aveva comprato un negozio vicino casa mia, un giorno vidi questa bellissima cinquantenne accompagnarsi con un ragazzo di almeno 30 anni più giovane di lei. Lei era esagerata, felice, con questa chioma rossa esaltata. Aveva una espressione da soddisfatta.

D. Per te lei rappresenta un ideale di bellezza?

Si, ma non solo. Anche di intelligenza, integrità e di forza. Non è solo la sua creatività, ma anche il suo attivismo negli anni 70, il suo sostegno ai paesi africani, la sua sensibilità verso l’environment, l’ambiente, è sensibile rispetto al mondo. Lei è Out of control, è un genio che cerca di cambiare il mondo attraverso quello fa, lei utilizza la moda, non si fa usare dalla moda. Non la conosco personalmente ma è quello che vedo io di lei.

D. Una icona che, secondo te, è sopravvalutata?

Tutti! Modelle, modelli che dopo qualche passerella vengono dimenticati, nemmeno Lady Gaga è una icona. Ha fatto delle collaborazioni di stile molto interessanti. Mi piace il suo look, quello che ha creato, Wow, però non penso che sia una icona di moda, non la considero proprio una icona, non la considero proprio forse. Si interessante, ma non ha niente da dire in fondo. Forse Pamela Anderson  è più interessante di Lady Gaga (ridiamo insieme stavola, ndr).

D. Vivienne Westwood ha influenzato il tuo modo di creare?

Alla prima stagione al FIT, nella classe di illustration, dovevamo fare un moodboard per una collezione, e dovevamo scegliere una designer che ci piacesse (parliamo di almeno 15 anni fa), beh eravamo 15 persone in classe e almeno 10 hanno scelto lei come ispirazione per il lavoro da fare, io ero uno di quelli.

D. Qual è l’elemento che caratterizza il tuo lavoro?

L’individualità. Il mio lavoro è molto personale, ho bisogno di solitudine. Inizio anche mentre sono sull’autobus a disegnare, butto giù dei disegni, degli schizzi su un libro che porto sempre con me, guarda (dalla sua borsa tira fuori un block notes nero, con dentro tantissimi fogli strabordanti di modelli, bozzetti di borse, bracciali, scarpe, particolari di tacchi, nuovi o rimaneggiati, ndr)! Per fare una collezione poi prendo 10 o 15 disegni che mi convincono di più, li metto sul tavolo e inizio a guardarmeli e a modificarli. Quando mi soddisfano scelgo le pelli da utilizzare e assemblo. Ad esempio una delle scarpe che ho disegnato qui nel mio libro poi l’ho modificata inserendo come tacco e zeppa i legni di ciliegio che avevo trovato in campagna.

D. L’accessorio a cui non puoi rinunciare invece è un anello triangolare.

 

Anello triangolare ricavato da un portatovaglioli

Anello triangolare ricavato da un portatovaglioli

E un porta tovaglioli che ho adattato ad anello, lo ho da quando ero un teenager, che ho trovato in un negozio di New York dove puoi trovare dei pezzi molto interessanti. Stavo cercando delle cose, in un mucchio di oggetti per la casa, e questo anello/porta tovaglioli mi è rimasto attaccato al dito. Da allora non lo tolgo mai, è un mio oggetto scaramantico, come anche altri elementi a cui tengo molto, tra i miei preferiti.

D. Ovvero?

 

Boot Vivienne Westwood

Boot Vivienne Westwood

Come ti dicevo prima, le scarpe create da Vivienne Westwood negli anni ’80, che tengo nella mia stanza in bella vista, così che li possa guardare quando ne ho voglia o bisogno. Che ti dicevo non metto molto spesso, una volta uscivo da una discoteca con questi addosso, sono scivolato su uno scalino facendo crepare una parte della zeppa. Da allora faccio molta attenzione e li metto in occasioni particolari. Diciamo che queste scarpe con i sanpietrini romani non vanno d’accordo.

 

Giacca Covherlab - Collezione Primal Scream

Giacca Covherlab - Collezione Primal Scream

Poi, una giacca di Covherlab, che adoro letteralmente! La puoi mettere quando ti pare! Ho iniziato una mini collezione dei suoi pezzi nel mio guardaroba, per ora sono solo 5 o 6 o forse di più.  E, infine, la foto di un redazionale firmato da Thierry Le Goues, dove ci sono le mie scarpe, e pubblicato su un FRENCH magazine del 2008, adoro quella foto.

 

LNY press in FRENCH magazine

LNY press in FRENCH magazine

Mi piace la modella, Coco Rocha, è molto donna, non è uno scheletro, sfila in maniera divertente, poi ci sono le mie scarpe, e lo styling è magnifico. Lo stylist ha utilizzato spesso le mie scarpe per i suoi servizi. Mi ha fatto piacere!

D. E una cosa che non ti rappresenta?

Mass manifacture! Non c’è individualità nella produzione di massa, tutta la gente vestita uguale in tutte le parti del mondo, jeans tutti uguali, abiti tutti uguali, inquina, danneggia l’ambiente.

 

Produzione di massa

Produzione di massa

A me piacciono tutti gli stili, ma non quando mi ritrovo 10.000 persone davanti vestiti tutti uguali, senza un minimo di personalità. Stessi capelli, stessi tagli, stessi comportamenti! È una fabbrica, e la fabbrica non crea moda. Se le persone sono diverse si riesce anche a capire che persone sono.

D. Quali sono i tuoi stilisti preferiti? Che brand ci sono nel tuo armadio?

Balenciaga, questo maglione è un Balenciaga, collezione donna accessori, cinte, cappelli, sciarpe, profumi. Poi c’è Vivienne Westwood, ma che metto poco per i motivi di cui sopra (ride, ndr), alcuni pezzi semplici di Rick Owens, e il resto è tutto Margiela delle passate stagioni, non delle ultime. E poi Covherlab. E ogni tanto trovo anche dei pezzi molto interessanti in alcune bancarelle dei mercati.

D. La creazione che hai portato per me è fantastica! Una scarpa con il tacco “D” e la platfom “moda”, come la mia rivista!

 

LNY for D moda.   ALL 3 images are to be presented together.  They are NOTHING if shown alone!

LNY for D moda. ALL 3 images are to be presented together. They are NOTHING if shown alone!

Si, bella vero? A me non convince ancora, la devo rivedere, poi magari la cambierò (ride, ndr), per le prossime stagioni, come tutte le mie collezioni. Tra qualche anno dirò “Wow, amazing!”

D. Ultima cosa, vuole la leggenda che tu abbia tutte le creazioni sparse per casa. E’ vero?

Verissimo, le ho messe in tutta casa, in bagno, in cucina, nella stanza, sui muri! Mi piace averle per casa, quando passo e vedo un pezzo e lo guardo per me è come aria fresca, mi stimola a creare altro e a modificare quanto ho già realizzato.  Le prime volte che la gente viene a casa mia, non parla con me, è troppo indaffarata a guardarsi tutte le scarpe che ho sparso nelle stanze!

Note: Ci incontriamo al centro di Roma, a Trastevere, nel freddo pungente di Gennaio, ha da poco finito di piovere e noi vorremmo rifugiarci e bere qualcosa di caldo. Alla fine optiamo invece per un tavolino esterno e per un calice di prosecco e patatine fritte.

Lo Stile di Lincoln: Maglione in lana Balenciaga, pantaloni grigi, coat over e un paio di scarpe rosse con lacci verdi realizzati a mano da lui.

Romina Toscano

 

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